Mission
Perché è difficile intervenire su questioni che riguardano il futuro di tutti e non solo di alcuni?
Iniziamo con il mettere da parte alcune risposte immediate, alle quali vorrei soltanto accennare.
Può darsi che pochi partecipino alla vita pubblica perché tutti hanno poco tempo per farlo. Perché tanti, forse tutti, sono costretti nella morsa di una carriera da costruire e di un privato che sottrae (legittimamente) tempo a questioni apparentemente lontane dalla vita quotidiana.
Oppure (e questo vale soprattutto per coloro che vorrebbero occuparsi di questioni collettive) perché i problemi dei quali si tratta sono problemi complessi, che richiedono un certo grado di competenze tecniche che non tutti possiedono, o credono di possedere. Il problema della specializzazione, nel grado di formulazione di molta parte delle questioni di interesse pubblico, è ormai sotto gli occhi di tutti e costituisce la cifra della nostra epoca, un'epoca in cui gli individui non hanno, o non hanno più, a disposizione, il bagaglio teorico di grandi racconti che permettano di fornire risposte immediate (e talvolta semplicistiche) a problemi complessi. L'ideologia è rassicurante. Il caos genera impotenza.
Ma, forse, non tutto il male viene per nuocere.
Se riflettiamo sul senso e l'estensione della mission di una cosa strana e forse non (immediatamente) utile come NewTo, apparirà chiaro come, a questo livello, si intersechino due problemi apparentemente connessi, ma che in realtà vanno tenuti ben distinti.
Il primo riguarda il numero e la rappresentatività dei giovani nei posti di responsabilità. Si tratta di un problema reale e facilmente misurabile. Quando diciamo che l'Italia è un paese gerontocratico sottintendiamo giustamente che il ricambio della classe dirigente è lento e faticoso.
Esiste però un secondo problema, meno facilmente misurabile, che potrei formulare così: in nome di quali idee e di quali valori i giovani avanzano la loro candidatura a sostituire le generazioni precedenti ai vertici della società? La capacità di esprimere una leadership non può (per fortuna) fondarsi sulla carta d'identità, ma deve sostanziarsi in una visione del mondo e in un senso di appartenenza chiaramente definibili. Perché diciamo no a Massimo D'Alema, e cioè, non va dimenticato, al migliore tra i padri con cui vorremmo confrontarci? Se vogliamo sfuggire all'accusa di giovanilismo velleitario che alcuni (forse non a torto) ci muovono, dovremmo sforzarci di esplicitare i motivi per cui troviamo insoddisfacente la sua idea della politica e l'insieme di valori e di soluzioni alle questioni pubbliche che tale visione porta con sé. Dobbiamo sforzarci, insomma, di sfuggire all'immagine di una generazione di trenta quarantenni amorfa e sostanzialmente immobile. Un'immagine che ha certamente una parte di verità: persone apatiche, indifferenti, che possiedono uno scarso senso della cosa pubblica e una scarsa attenzione per questioni che vanno al di là della carriera, della famiglia, ma che riguardano il senso della vita associata.
Se la mission di NewTo, come io credo, è quella di creare un luogo che sia in grado favorire l'emergere di una classe dirigente fondata sul merito e non sulle relazioni, occorre forse definire per prima cosa che cosa intendiamo per merito. Merito non può sostanziarsi unicamente in un bagaglio di competenze tecnico professionali che, certo, vanno presupposte, ma non lo esauriscono. Merito implica anche la capacità di formare una visione pubblica, la consapevolezza di far parte di un contesto allargato, la capacità di assumersi le responsabilità che ciò comporta. La nozione di merito, insomma, non può sostanziarsi a prescindere da una riflessione di carattere etico (utilizzo il termine con una certa fatica) e politico sui valori della nostra generazione e sul senso complessivo del nostro stare al mondo.
La stessa contrapposizione giovani-vecchi mi sembra vada ridefinita. La lentezza nel ricambio generazionale non è un problema solo delle vecchie generazioni. Nessuno lascia il potere volontariamente, si diceva. E nessuno ha titolo ad occupare un posto di responsabilità solo perché è giovane e preparato. Ma la lentezza nel ricambio generazionale non è un problema solo per le giovani generazioni che vengono tagliate fuori dai posti di comando. Spesso, anzi, tale lentezza diventa un alibi all'indifferenza, un modo di alimentare la resistenza a superare quel "narcisismo" generazionale che non ci consente di sviluppare una visione del presente che è e del futuro che vorremmo che fosse.
Il problema, allora, è sistemico: un problema del sistema-paese, si potrebbe dire, adoperando un vocabolario certamente un po' antiquato, ma forse ancora efficace. Un problema legato allo spreco di potenziali talenti che i nostri padri non hanno saputo adeguatamente coltivare, creando i luoghi adatti a che ciò avvenisse, ma che siamo noi i primi a non avere la forza e la voglia di sviluppare autonomamente.
Credo che l'obiettivo di NewTo debba essere proprio quello di contribuire a un allargamento della nozione di merito, cercando di mettere a disposizione di persone interessate e di buona volontà un luogo dove sacrificare un po' del loro tempo per elaborare un senso che trascenda il singolo individuo e il suo campo di interesse professionale, senza voler negare l'aspirazione più che legittima alla carriera e alla costruzione di una famiglia.
Mi fermo qui, lasciando sullo sfondo alcune questioni secondo me altrettanto importanti: perché Newto nasce proprio a Torino, apparentemente uno dei posti che ne ha meno bisogno? Che rapporto intercorre tra la formazione di una classe dirigente e le possibilità di ascesa sociale delle fasce di popolazione meno abbienti? Quali sono le possibilità realistiche di coinvolgere cittadini stranieri, immigrati di seconda generazione, in questo processo di costruzione di un'identità collettiva condivisa? Domande che per ora giacciono irrisolte e che meriterebbero una riflessione adeguata.
Luca Savarino
Presidente di NewTo 2008-2011
Anastasia - 30/05/2011 06:36
Gentilissimo, grazie per i complimenti. Mi indichi il suo nome e congnome completi scrivendo ad a.fr...
reecky - 27/05/2011 13:40
Innanzitutto complimenti per l'iniziativa. Vorrei sapere se è possibile verificare il caricamento ...
Paolo Verri - 05/04/2011 05:22
Cari amici, stasera all'Unione Industriale di Torino, Centro Congressi, Roger Abravanel parlerà di ...
donatella - 12/06/2009 05:22
In merito all’editoriale e alla fine dei primi sei mesi di attività di Newto vorrei esprimere alc...